Se la morte del feudalesimo ha dato impulso allo sviluppo della moderna borghesia, la scomparsa della piccola e media borghesia contemporanea favorirà il ritorno dei signori feudali?
Dopo essermi giocato l'attenzione dei più frettolosi lettori con questo incipit marzulliano, devo ammettere di avere provato un brivido quando durante la trasmissione di Michele Santoro, ieri sera, uno degli intervenuti ha parlato di ritorno del feudalesimo. Ho trovato l'immagine talmente calzante che il gelo mi ha improvvisamente trapassato la schiena. Perché negli ultimi anni è innegabile che abbiamo assistito a un imponente trasferimento di ricchezza dalle classi meno abbienti alla neo aristocrazia delle stock-options. Dopo avere mostrato al suo pubblico (un'enclave di fedelissimi) uno sconvolgente filmato sulla attuale situazione socioeconomica nella penisola ellenica, culla della democrazia dove oggi si sente parlare di malnutrizione infantile a causa delle ristrettezze economiche, Santoro ha interpellato una signora greca presente in studio, la quale ha ammesso che nel suo Paese la classe media non esiste più.
Qualche mese fa avevo iniziato la lettura de “La paga dei padroni” (Chiarelettere, 2008): quanto guadagnano i protagonisti del capitalismo all'italiana. Dopo essere arrivato con crescente nervosismo alla metà del libro ho dovuto rinunciare: rischiava di diventare patogeno. Il testo, tuttavia, non è altro che un compendio ragionato di una situazione che ho seguito da anni, apprendendone notizia anche soltanto dai quotidiani. Agli scandalosi livelli raggiunti da retribuzioni, compensi di varia natura, liquidazioni di supermanager, magistrati fuori ruolo, funzionari pubblici e politici plurincaricati di ogni livello non si è riusciti a porre alcun argine nel corso del tempo. Ora che la morsa di una crisi economica senza precedenti nel dopoguerra italiano ed europeo azzanna alla giugulare sempre più ampie porzioni di cittadini, ancora una volta non si è riusciti ad andare al di là dell'esecrazione. La proposta del segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, di stabilire un “calmiere” straordinario e temporaneo, vista l'eccezionalità della situazione, alle pensioni d'oro non è stata degnata nemmeno di un inarcarsi di sopraccigli. Eppure, la proposta di Ferrero non pare una cura da stridor di denti: si tratta di stabilire un tetto di 5.000 euro mensili netti ai vitalizi più grassi; quello che sopravanza si utilizzi per l'abbattimento del debito pubblico. Eh, ma i diritti quesiti... Nel servizio sulla crisi greca un'anziana pensionata dice che il suo assegno mensile ammontava a 500 euro. Gliel'hanno decurtato di 50. Logica ed equità vorrebbero che di fronte a una situazione eccezionale si reagisse con misure adeguate. La tassa sullo stazionamento dei natanti recentemente introdotta si può proprio dire che abbia fatto... un buco nell'acqua fin dal suo concepimento. Qualche settimana fa Riccardo Illy ha confessato in diretta a Lilli Gruber di avere venduto la propria barca e i ricchi diportisti nordestini non hanno certo difficoltà a ormeggiare il proprio yacht sulle vicine coste croate. E' la globalizzazione, bellezza!
In trasmissione da Santoro era presente anche la segretaria generale della CGIL, Susanna Camusso, che pare essere ormai l'unica solitaria paladina, con la propria organizzazione, dei diritti così faticosamente ottenuti da tanti lavoratori in anni di rivendicazioni e che ora si vanno progressivamente erodendo in nome della competitività e per la salvezza della Patria (eh, il debito pubblico...). Sì, perché il concetto che con cocciuta determinazione si vuole sdoganare è che in nome della solidarietà e a beneficio delle magnifiche sorti e progressive del capitalismo moderno, per quanto sia doloroso occorre accettare un progressivo livellamento verso il basso dei diritti, delle garanzie, dei salari. Vale per gli ex dipendenti CAI (Alitalia) esternalizzati, che ora saranno sostituiti da precari assunti direttamente dall'azienda (verosimilmente a un costo dimolto ridotto), per gli operai FIAT di Pomigliano e vale per quei ferrovieri che stanno protestando da settimane, arroccati sulla torre di una stazione, per la soppressione dei treni notte, che rende non più necessaria la loro prestazione lavorativa.
Anche una categoria come i bancari, che pure non sconta le criticità drammaticamente vissute in altri comparti, non si rivela immune dal processo di “neorestaurazione”. Con l'accordo recentemente raggiunto per il rinnovo contrattuale si è stabilita l'istituzione di un fondo per la nuova occupazione che, in nome della solidarietà, sarà alimentato in via sperimentale per 5 anni con la rinuncia a un giorno di ferie da parte di impiegati, quadri e dirigenti. Il top management, viceversa, potrà contribuire volontariamente con il 4% della retribuzione fissa (in nome dell'equità...). I nuovi assunti percepiranno per i primi 4 anni uno stipendio decurtato del 18% (in nome dei sacrifici e dell'amor di Patria...). Nel frattempo si continua ad accapigliarsi sull'articolo 18, che pare essere diventato la madre di tutte le pregiudiziali, mentre la tensione sociale inevitabilmente monta e i forconi portano in piazza le moltitudini. Mala tempora currunt...
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